La mia esperienza a Tulear

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“Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee, per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all’improvviso, in maniera inaspettata, prima che una sola parola venga pronunciata” F. Dostoevskij

Ho conosciuto Sandra, presidente dell’Associazione Mondobimbi Toscana Onlus, solo pochi mesi fa, andandola a cercare direttamente presso la sede di Peccioli. Abbiamo collaborato alla realizzazione dei mercatini di Natale per la raccolta dei fondi per l’associazione che fino a quel momento non conoscevo. Mia figlia Eva è stata da subito entusiasta nel prendere parte alle attività promosse, volte a sensibilizzare le persone riguardo alla dura realtà dei bambini di Tulear, situata nel sud povero del Madagascar.

Poi la notizia del viaggio di Sandra previsto per il mese di febbraio. Il suo entusiasmo e quello di suo marito Aldo, così come quello degli altri membri dell’associazione, in previsione dell’incontro con i bambini e i ragazzi della scuola gestita dall’associazione, mi ha spinto a prendere parte in prima persona ad un’esperienza di volontariato che da anni ricercavo, in un paese a me completamente sconosciuto. Sconosciuta era anche la mia compagna di viaggio con la quale mi accingevo a vivere un’esperienza così particolare e intensa.

Arrivata a destinazione dopo un lungo viaggio mi attende la calda accoglienza degli educatori e del coordinatore del progetto Afaka. La sensazione di incognita iniziale è subito cancellata dai sorrisi, dai baci e dalle strette di mano. Mi avvolge una piacevole sensazione di familiarità, non provo nessuna difficoltà a relazionarmi con loro e li ascolto parlare con interesse delle attività della scuola previste per i giorni a venire.

Il nostro arrivo alla scuola primaria la mattina seguente è coinvolgente, un’emozione fortissima. Cerimoniale a parte, che ci vede imbarazzate, tutto avviene in modo naturale, fuori dagli schemi europei.

I bambini ci salutano con entusiasmo, mostrandosi disponibili da subito a creare un rapporto di conoscenza e di coinvolgimento con noi, Wasa venute da lontano, rendendoci partecipi dei loro giochi. Vengo a sapere che per venire a scuola percorrono ogni giorno molti chilometri a piedi, ma non noto stanchezza nei loro volti, bensì la voglia di essere lì con noi, mostrarci i loro progressi nello studio, il piacere nello stare insieme in un ambiente accogliente e sicuro, lontano dai pericoli della strada e dalle violenze familiari. Nei giorni successivi io e Sandra avremo modo di approfondire questi aspetti, partecipando non solo ai loro giochi e alle loro attività scolastiche, ma anche alla vita delle loro famiglie e della loro comunità.

 

Storie che abbiamo vissuto e documentato, trovandoci ad ascoltare i problemi dei ragazzi più grandi che frequentano la scuola secondaria, spesso ignorati o abbandonati dalle proprie famiglie. Ragazzi volenterosi, coraggiosi, consapevoli delle proprie difficoltà, ma allo stesso tempo caparbi, pieni di sogni e aspettative per il futuro, aspiranti infermieri, guide turistiche, musicisti, medici, avvocati.

Domandarsi quale sarà il futuro di questi bambini e ragazzi dopo la scuola, quali possibilità avranno rispetto al lavoro e alla possibilità di partecipare ad un mondo che si complica ogni giorno di più, partendo da una realtà già complessa e contraddittoria come quella in cui vivono è essenziale per l’associazione stessa, nata per garantire un futuro ai minori disagiati di Tulear.

Arrivata alla fine della mia esperienza di volontaria mi sento profondamente coinvolta nel dovere assicurare una sana crescita ed una buona educazione a questi bambini.

Al mio ritorno a casa dopo due settimane di permanenza in Madagascar parlo con i miei figli come non accadeva da molto tempo. Emir pensava a come la sua mamma fosse così radiosa nelle foto con i bambini, lui che è un bimbo sensibile e generoso con gli altri mi ha chiesto di fare il possibile per aiutare sempre più bambini ad andare a scuola. Eva dopo aver visto la mia foto con Cathy si è sognata di ballare insieme a lei, come ha visto fare a me con i bambini a scuola. Le ho fatto ascoltare alcune canzoni che mi sono piaciute particolarmente ed ha apprezzato!

La vera rivelazione è stata quella di mio figlio Oleg, il maggiore, 14 anni. Perplesso all’inizio della mia esperienza in terra malgascia, leggendo il diario di viaggio ha compreso che stavo facendo qualcosa di utile, ha condiviso queste sensazioni con i fratelli e si è ripromesso di partecipare anche lui alle attività dell’Associazione per la raccolta di fondi. Mi ha anche detto quanto per lui sia importante aiutare questi bambini nella loro realtà è cercare di approfondire la conoscenza di popolazioni così diverse dalla nostra.

Devo dire che questa esperienza ha avvicinato anche me e mio marito. Siberiano di origine, anche lui ha avuto un’infanzia amara. Nel vedere quei bambini si è rivisto da piccolo. Due mondi lontani che si sono incontrati per entrambi, da due punti di partenza diametralmente opposti per poi convergere su un progetto comune che ho intenzione di portare avanti a lungo. Grazie a tutti i bambini e ragazzi, alle emozioni che ho provato grazie a voi. Grazie a tutta l’equipe degli educatori, professori, assistenti e responsabili del progetto.

Sarebbe interessante a questo punto, nel clima di dialogo e collaborazione che si è creato nei giorni trascorsi a Tulear, carpire le sensazioni dei bambini e dei ragazzi durante la nostra permanenza, cosa noi abbiamo lasciato a loro, anche se, non ho dubbi, i bambini ed i ragazzi ci hanno lasciato molto di più!

Simona

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