Emozioni di Ylenia

Dal Madagascar…

Mi ritrovo in questo momento difficile che tutti noi stiamo passando a dover cambiare le mie abitudini giornaliere, costretta a stare in casa il mio pensiero e sempre più vicino a quei bambini.

Mi manca tutto del villaggio: il risveglio con l’arrivo dei bambini che erano talmente tanti che le loro chiacchiere e i loro giochi diventavano la mia sveglia.. e allora via si parte con la lunga giornata perché al villaggio Afaka di Tulear non ci si ferma mai, c’è sempre qualcosa da fare.
Il primo giorno quando siamo arrivate tutti i ragazzi ed i bambini del villaggio ci hanno organizzato una meravigliosa festa di benvenuto con balli e costumi tipici del Madagascar e sono stati bravissimi ad accoglierci facendoci sentire subito parte della loro grande famiglia.

Già, perché dentro al villaggio non ci sono distinzioni grandi piccoli, maschi femmine, non fa differenza, lì dentro siamo tutti uguali, tutti con un unico grande scopo aiutarsi, ma sopratutto riuscire a combattere la povertà che li circonda, cercando di studiare e un giorno chissà riuscire a diventare qualcuno frequentando l’università ad Antananarivo:la capitale del Madagascar.
Questi ragazzi hanno tutti gli occhi pieni di speranza e si danno da fare con grandi sacrifici pur di riuscire a cambiare qualcosa nella loro vita, per non vivere più in quelle condizioni in cui sono nati!

Io credevo che non fosse possibile che esistessero veramente delle zone del mondo in cui le persone sono costrette a vivere in una condizione così inaccettabile, case?? No capanne..
Ci tenevo a fare la visita a casa della famiglia di Arnold, il bambino di 4 anni che abbiamo adottato a distanza, quindi gentilmente Dera, il responsabile del progetto in Madagascar, mi accompagna da loro il lunedì pomeriggio dopo la scuola,
Arriviamo con il nostro taxi davanti a questa capanna fatta di legni e foglie, per terra davanti l’entrata troviamo un po’ di carbone e delle scope che la nonna tenta di vendere a prezzi stracciati per cercare di fare 2 soldi in tutta la giornata,
Arnold vive con la nonna, la bisnonna e altri 2 cuginetti più o meno suoi coetanei
I genitori di questi bambini la maggior parte delle volte fanno delle finacce, tutto questo mi fa venire le lacrime agli occhi ma cerco di trattenermi.
Arnold è un bambino timidissimo e problematico, probabilmente neanche possiamo immaginare quello che ha dovuto passare, ma come tutti i bambini quando si trovano davanti un regalo sorride, quindi, quando dandogli le scarpe nuove vedo spuntare un sorriso dal quel faccino sempre inespressivo, credetemi ho fatto fatica a trattenere le lacrime, allora lo prendo in collo e sento che lui mi stringe forte a se! Non mi scorderò mai quell’abbraccio così vero,così sincero..

Il martedì è il grande giorno: tutti al mare!!!
Che esperienza.. i bambini non riuscivano a contenere la gioia e per i ragazzi era una festa..
Musica bagni giochi e balli! Un’esperienza unica

Il mercoledì è il giorno del Partage, la consegna di cibo e beni per l’igiene personale alle famiglie.
Rimango incredula per il rispetto che hanno i genitori nei confronti dell’associazione, e lo si vede dal modo in cui ognuno aspetta il suo turno senza fiatare ne brontolare, salutano noi volontari come se fossimo delle persone importanti per loro, provo massima stima per queste persone che nonostante tutto hanno un’educazione e un senso di rispetto che non avevo mai visto prima.

È giovedì, giorno di partenza, mi sveglio come sempre con il rumore dei bambini, decido di scendere per vedere tutti l’ultima volta in mensa mentre fanno colazione, cerco Arnold per vederlo l’ultima volta, mi accorgo che sta piangendo disperato sulla porta della mensa con i suoi compagni davanti che cercano invano di consolarlo.. con qualche domanda capisco che ha perso le scarpe nuove che gli avevo regalato, mi sento morire ma non tanto per le scarpe, nn potevo sopportare di vederlo così disperato! Quindi cerco di risolvere al più presto la situazione recupero i sandalini nuovi di Arnold e glieli metto!
Arnold non piange più! Mi abbraccia con tutte le sue forze.. io rimango con un nodo alla gola che mi toglie il fiato ma cerco di fare finta di niente davanti a lui, e con gli occhi pieni di lacrime lo saluto per l’ultima volta con la speranza di poter tornare a trovarlo prima o poi!

Ad un mese dal mio rientro mi manca ancora tutto questo, mi sveglio ogni mattina con un pensiero fisso che va a quei bambini, questo viaggio è un esperienza che ti cambia modo di pensare e sotto alcuni aspetti ti cambia proprio la vita, è difficile spiegare il perchè: se non lo si prova non si può capire!

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